Collezione di Aldo Maiocchi: Clelia Cortemiglia tra luce e buio

Le opere di Clelia Cortemiglia, contrassegnate da quella sua sontuosa e preziosa solarità, raccontano a ben guardar di un segreto non detto, un mistero che induce a pensare: quanto vi è di nero, di non vivo in questa prepotente perorazione esistenziale? Quale valenza assumerebbero questi “soli” se di essi fosse finalmente visibile il negativo, la faccia nascosta?

Giancarlo Telloli

Scriveva così l’Assessore alla Cultura della città di Courmayeur Giancarlo Telloli sulla grande artista Clelia Cortemiglia. Un’artista che ha abbracciato in primis la fervida arte del Novecento insieme al suo maestro-guida Lucio Fontana e che non ha mai smesso di traghettare il buio stagliato sulla tela al fascio di luce dorata che invade ogni sua opera d’arte. Come se la pittura di Clelia Cortemiglia fosse materia esposta alla luce, una sorta di percorso nell’ombra che scosta all’improvviso il velo dorato, filtrando il tunnel di luce verso la ricerca dell’umanità del futuro.

Spazio luce n. 2, 1999
Clelia Cortemiglia, Spazio luce n. 2, 1999
Clelia Cortemiglia, Spazio luce n. 7, 1999
Clelia Cortemiglia, Spazio luce n. 7, 1999

Una donna che viveva a lavorava a Milano nel suo studio in via Perugino 24, che ha lasciato un’impronta estremamente autoriale nei suoi lavori fatti di perenne scontro tra oscurità e luce, che ha calpestato con grande dignità il panorama artistico contemporaneo, non solo nel campo della pittura ma anche in altri mondi artistici. Ne era rimasto colpito anche il Direttore del Courmayeur Noir in Festival Giorgio Gosetti che aveva ricordato come la visione di una tavolozza di lavoro dell’artista gli aveva provocato una sensazione familiare, (ri)sentendo le stesse consonanze che avevano mosso nel 1982 il regista italiano Michelangelo Antonioni nel film Identificazione di una donna. Aveva continuato asserendo come la pittura di luce (di Clelia Cortemiglia) riapre le porte dell’immaginazione e della fanta-scienza; la sua capacità di elaborazione delle cose diventa modello per riguardare il nostro presente con una certa distanza siderale che è vicinanza totale, e come aveva deciso di inserire ed esporre il suo maestoso lavoro all’interno della collana dei “Cahier du Noir” per le tematiche che trattava nei suoi dipinti e per la tangenza con il festival di quegli anni.

Clelia Cortemiglia, Spazio luce n. 5, 1999
Clelia Cortemiglia, Spazio luce n. 5, 1999
Clelia Cortemiglia, Spazio Luce n. 8, 1999
Clelia Cortemiglia, Spazio luce n. 8, 1999

Anche l’autrice Isabella Amaduzzi aveva raccontato di un incontro emozionante con Clelia Cortemiglia artista. Di quanto si fosse sentita fortunata ad averla conosciuta inaspettatamente e quanto fosse rimasta incantata dalla serie di Spazi luce, in cui la luce che accompagna le linee e i tratti decisi nella tela non sia prettamente un espediente artistico adoperato per enfatizzare un dettaglio ma un ingrediente poetico indispensabile per capire il costante mutare, il divenire e l’eterno scambio di profili e forme: il tratto dorato della luce accanto alle linee nette che disegnano l’opera d’arte costituiscono insieme una sorta di paradigma d’ordine all’interno dell’infinita varietà che è la vita.

Ci ha lasciato nel bagliore dell’arte contemporanea Clelia Cortemiglia, l’artista che nei suoi bellissimi quadri ha saputo creare un inedito e perfetto connubio tra il classicismo essenziale delle forme e l’utilizzo di raffinate tecniche astratte su sfondi bianchi e neri, giocando sul binomio spazio-luce e realizzando particolari opere d’arte, originali e a forte impatto visivo.

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