“Ferdinando Scianna Viaggio, Racconto, Memoria”: l’introspezione del noto fotografo siciliano

Le mie immagini, e non soltanto quelle siciliane, sono spesso molto nere. Io vedo e compongo a partire dall’ombra. Il sole mi interessa perché fa ombra. Immagini drammatiche di un mondo drammatico

Ferdinando Scianna

La luce è l’elemento essenziale per un fotografo. La luce che illumina i corpi, gli oggetti, ne irradia la bellezza artistica che il fotografo scatta nell’instante in cui osserva. Il fotografo diventa il mezzo per leggere la società, per interpretarla attraverso l’immagine fissa senza scriverne. Eppure, il modo in cui un fotografo legge il mondo attraverso la luce cambia in base alla realtà in cui si è formata la sua coscienza visiva ed esistenziale. Il punto di vista è diverso, determinato dal luogo in cui è nato e cresciuto e dal paesaggio estetico e psicologico che la luce definisce.

La mostra Ferdinando Scianna Viaggio, Racconto, Memoria, visitabile al Palazzo Reale di Milano fino al 5 giugno, è un viaggio introspettivo all’interno della coscienza umana di un artista nato a Bagheria il 4 luglio 1943. Uno dei fotografi più noti a livello globale con la Sicilia nel cuore che, nel corso della sua vita, ha avuto l’onore di conoscere lo scrittore Leonardo Sciascia, con il quale ha pubblicato diversi libri. Lavorando a Parigi, New York e alternando al reportage e al ritratto la fotografia di moda e di pubblicità con successo internazionale. Fino ad arrivare a svolgere un’attività critica e giornalistica tentando negli ultimi anni una letteratura ibrida con fotografie e testi.

Caltagirone 1987
Caltagirone 1987
New York 1985

L’arte della fotografia a 360 gradi, quindi, che la mostra al Palazzo Reale ha ben rappresentato, dedicandogli una bellissima esposizione attraverso le oltre duecento immagini contenute: usi, costumi, tradizioni dei popoli insieme a ritratti di personaggi internazionali, immortalati dal suo sguardo unico sulla contemporaneità.

La meditazione di Ferdinando Scianna parte dalla sua amata Sicilia, da quando a diciassette anni ha iniziato a fotografare scorci siculi relativi alle feste religiose cittadine (Palermo, Catania, Enna tra le più note) alternati a primi piani di sguardi che volentieri tenevano bene l’obiettivo della macchina fotografica. Fotogrammi che accolgono il visitatore nella prima stanza, con le parole di Scianna che mettono in luce il velo malinconico legato alla sua terra natìa. Perché “quando si parte [dalla Sicilia] comincia il rovello della nostalgia, della trasfigurazione dei ricordi, dei ritorni tanto più sognati quanto più impossibili. Fino a trasformare tutto questo in rancore, quasi in un’altra fuga”. Una fuga che permette sì di cercare di dimenticare la Terra del Sole per interrogare ed esplorare il mondo, ma nella consapevolezza che in verità “lo sguardo che posi sul mondo è inequivocabilmente quello dei tuoi occhi di siciliano”.

Tre Castagni 1963
Tre Castagni 1963
Villalba 1983
Villalba 1983

Dall’adolescenza siciliana, si passa al racconto vero e proprio diviso in tappe internazionali: Buenos Aires e Vietnam tra i tanti posti mentre un pannello ruotante montato ad hoc al centro della seconda stanza descrive altre sue fotografie, con un sottofondo vocale che analizza minuzie della sua arte nitida. Il rosso riflette la bellissima immagine di Leonardo Sciascia, “una sorta di sintetica rappresentazione dell’uomo e dello scrittore”, e subito ci si rende conto di aver messo piede nella terza stanza, la stanza degli artisti, con una parete dedicata ai primi piani dello scrittore di fronte ai ritratti degli esteti dell’arte e del cinema: risaltano, ad esempio, le due attrici francesi Isabelle Huppert ed Emmanuelle Béart, una giovanissima Monica Bellucci ancora poco conosciuta e il regista Martin Scorsese che tiene in mano una foto del suo album di famiglia.

Leonardo Sciascia 1964
Leonardo Sciascia 1964
Isabelle Huppert e Emmanuelle Béart 2004
Martin Scorsese 1990
Martin Scorsese 1990
Marpessa Aci Trezza 1987
Marpessa Aci Trezza 1987
Marpessa Bagheria 1987
Marpessa Bagheria 1987

L’ultima stanza è dedicata alla moda, alla sua collaborazione con Dolce&Gabbana e allo “sguardo verde, splendente, ma inquieto, imbarazzato, non so se leggermente sulla difensiva” della modella olandese Marpessa che lo aveva immediatamente colpito. Con fotografie di grandi dimensioni che ritraggono il suo volto e il suo corpo statuario. E alla fine, ci si accorge di quanto il fotoreporter dell’arte siciliana in bianco e nero, attraverso le immagini della modella nei luoghi siculi (Caltagirone, Bagheria, Porticello, Palermo, Modica, Aci Trezza) sia tornato indietro nel tempo. A tutti quei luoghi significativi della sua infanzia e prima giovinezza che rimarranno impressi per sempre nella memoria collettiva.

1 comment
    • Gaetano Corvaia
    • Descrizione di una presentazione fotografica: Impeccabile. Complimenti!

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