Joaquin Sorolla Pittore di luce vs YŌKAI Le Antiche Stampe dei Mostri Giapponesi: il Palazzo Reale di Milano e Monza a confronto

È ora che mi presenti, mi chiamo Giulia Calvanese, sono pittrice, illustratrice, amante dell’arte e scrivo brevi articoli e recensioni di mostre e film che ho l’occasione di poter vedere. Non sono museologa, non sono un’addetta culturale, ma nel mio piccolo penso di avere voce in capitolo per quanto riguarda la qualità artistica ed espositiva di quello che vedo, quantomeno come spettatrice appassionata e vagamente informata. Per i dettagli sul mio percorso di studi e le mie esperienze lavorative, chiunque può verificarle sul mio sito, semplice e diretto: www.giulia.calvanese.it.

Fatta questa premessa, questa volta ho pensato di scrivere un articolo di forte stampo critico, una cosa mai fatta prima, che non vuole sollevare polveroni di polemiche ma che ha come scopo l’intento di informare il lettore sull’esistenza di due mostre attualmente fruibili, una realizzata con grande cura e modernità, l’altra che non riesce a spingersi oltre al “già visto”. Non voglio parlare degli artisti esposti, ma piuttosto del percorso espositivo e delle sensazioni provate durante le mie visite e delle riflessioni che ne sono scaturite in seguito.

Andiamo in ordine cronologico. La prima che ho visitato è stata quella di Sorolla a Palazzo Reale, a Milano: Joaquin Sorolla, Pittore di luce visitabile dal 25 febbraio al 26 giugno 2022.

Joaquín Sorolla, Cucendo la vela, 1896, Olio su tela
Joaquín Sorolla, Cucendo la vela, 1896, Olio su tela
Joaquin Sorolla, Antonio García sulla spiaggia, 1909, Olio su tela
Joaquin Sorolla, Antonio García sulla spiaggia, 1909, Olio su tela

“La prima grande mostra in Italia dedicata al maestro spagnolo della luce Joaquin Sorolla y Bastida”, come si legge sul sito www.mostrasorolla.it. Ecco, togliamo pure l’aggettivo “grande”. È una mostra, come tante altre, più o meno interessanti, più o meno belle (ripeto non metto in discussione il pittore), ma che noia! Sempre la solita impostazione, sempre i soliti quadri (più o meno finiti, dubito della completezza di molti di loro data l’assenza di firma e il carattere abbozzato, ma non sono conoscitrice esperta di Sorolla per esserne sicura), sempre i soliti pannelli esplicativi (retorici e pieni di date e fatti che molto poco interessano il visitatore), e le noiosissime audioguide, che sì, saranno pure sterilizzate ad ogni utilizzo, ma che lasciano sempre un po’ intimoriti sulla loro pulizia. Sempre la solita offerta didattica con visite guidate, sempre i soliti prezzi a dir poco spropositati. Qualità pittorica molto fruibile e gradevole, ma noiosamente esposta, e questa noia rischia di prevaricare sulle opere e lasciare allo spettatore solo un vago ricordo che si perderà negli anni. Peccato.

A concludere la mostra il solito bookshop, col solito catalogo e i soliti gadgets tratti dai dipinti e una selezione di libri, alcuni dei quali che non c’entrano nulla, ma sono scontati.

Sensazioni ben diverse mi sono state lasciate dalla mostra Yōkai, le antiche stampe dei mostri giapponesi in esposizione dal 30 aprile al 21 agosto 2022, al Belvedere della Villa Reale di Monza.

Kuniyoshi Utagawa, La principessa strega Takiyasha e lo scheletro [del padre], 1844 circa
Kuniyoshi Utagawa, La principessa strega Takiyasha e lo scheletro [del padre], 1844 circa, xilografia policroma su carta da gelso

Voluta da Vertigo Syndrome (www.vertigosyndrome.it), di recentissima fondazione, e non da nomi altisonanti come la precedente, è sicuramente una mostra molto ben realizzata sotto tantissimi aspetti. Il luogo ovviamente è paragonabile per fama e bellezza al primo, ma è anche più suggestivo: il percorso di snoda in un sottotetto antico, con travi a vista e ben si intona al carattere delle opere esposte e in generale a tutto l’insieme narrativo. Video, suoni, esperienze immersive, tutto fa appassionare il visitatore, anche colui che non conosce il tema trattato (personalmente conoscevo ben poco di questo aspetto dell’arte giapponese). Un ponte culturale e generazionale è offerto dall’esposizione dei quadri di un’artista emergente italiana, Loputyn, e tutti i pannelli esplicativi non sono liste di nomi, date e luoghi, bensì atti a far comprendere meglio il mondo in cui ci si sta immergendo.

Una voce narrante accompagna lungo tutto il percorso e incuriosisce il visitatore che è tentato di sedersi e semplicemente ascoltare. L’adattamento ai più piccoli ad un tema che potrebbe spaventarli è ben curato così come l’incredibile offerta di eventi correlati.

Chikanobu Yoshu, Yamashiro, neve a Rokuhara, dalla serie Neve, luna e fiori, 1884, xilografia policroma su carta da gelso
Chikanobu Yoshu, Yamashiro, Neve a Rokuhara, dalla serie Neve, luna e fiori, 1884, xilografia policroma su carta da gelso
Kuniyoshi Utagawa Okabe, La storia della pietra del gatto, 1843 - 1847
Kuniyoshi Utagawa, Okabe: la storia della pietra del gatto delle cinquantatré stazioni parallele del Tokaido, 1843-1847, xilografia policroma su carta da gelso

Il bookshop è meraviglioso: oltre al catalogo realizzato magistralmente, vi sono libri inerenti, interessanti, e, finalmente, solo gadgets diversi dal solito ed essenziali (vogliamo collezionare bustine in tessuto, una per ogni mostra visitata, o vogliamo piuttosto scoprire nuovi mondi e meravigliarci sulle pagine di libri che arricchiscono ancora di più il bagaglio culturale che ci portiamo a casa una volta visitata l’esposizione?). Inoltre, il bookshop ha un “distaccamento” per i bambini, con libri alla loro portata, con simpatiche storie ed illustrazioni, nonché un’area per attività a loro dedicate.

Ecco come si realizza una mostra che rimane nel cuore, che arricchisce anima e mente e che trasmette cultura, non retorica.

Articolo scritto da Giulia Calvanese

3 comments
    • Gaetano Corvaia
    • Interessante esposizione.

      • Martina Corvaia
      • Grazie mille! 🙂

    • Cristina
    • Molto interessante il confronto tra le due mostre,hai ragione in una mostra e’ importante fare emergere emozioni.in chi visita la mostra e per questo e’ molto importante la scelta delle opere e la loro disposizione complimenti per l’articolo, mi ha incuriosita molto la seconda mostra che cercherò di andare a vedere.

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